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Via Vito VolterraCome raggiungerci

Dalla Stazione Termini:
prendere la Metro B e scendere alla fermata "Marconi", poi percorrere a piedi Viale G. Marconi, Via S. Pincherle e Via V. Volterra per un totale di circa 700m.

Dalla Stazione Ostiense:
raggiungere Via Ostiense e prendere la linea 23, scendere alla fermata Via S. Pincherle/Via G. Pisati

Dalla Stazione Trastevere:
raggiungere Via degli Orti di Cesare e prendere la linea 170, scendere alla fermata Via G. Marconi/Via S. Pincherle e proseguire a piedi per circa 250m

VITO VOLTERRA

Nato ad Ancona nel 1860, allora parte dello Stato Pontificio, Volterra cresce in una famiglia ebrea molto povera. Trascorre i suoi primi anni a Torino, poi a Firenze, dove studia in varie scuole ad indirizzo tecnico. Fin da giovane dimostra una straordinaria propensione per gli studi matematici, soprattutto nel campo della fisica matematica (a 13 anni, dopo aver letto Dalla Terra alla Luna di Verne, calcola la traiettoria di un proiettile sotto gli effetti del campo gravitazionale della Terra e della Luna). Nel 1879 viene ammesso alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Nel 1882 ottiene la laurea in fisica con una tesi di idrodinamica. Nel 1883, a soli 23 anni, diventa professore di meccanica razionale all'Università di Pisa. Successivamente insegnerà all'Università di Torinoe a quella di Roma.
Volterra cresce nell'ultimo periodo del Risorgimento quando lo Stato Pontificio viene progressivamente annesso al Regno d'Italia. Il contesto storico e l'influenza esercitata su di lui da Enrico Betti, il suo mentore, sviluppano in Volterra un patriottismo entusiasta. Nel 1905 viene nominato senatore del Regno. Alla entrata dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale il cinquantacinquenne Volterra entra nel Corpo Militare degli Ingegneri del Regio Esercito Italiano dove si occupa di problemi di calcolo del tiro di cannoni montati su dirigibili e dello sviluppo di dirigibili e palloni aerostatici agli ordini di Giulio Douhet. A lui si deve l'idea di usare per questi aeromobili l'elio inerte invece dell'idrogeno che è un materiale facilmente infiammabile; inoltre, avvalendosi delle sue capacità di leader, si dedica ad organizzarne la produzione.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, Volterra rivolge la sua attenzione alle applicazioni delle sue idee matematiche alla biologia, ispirandosi anche alle ricerche sperimentali dello zoologo Umberto D'Ancona, suo genero. Il suo risultato più famoso di questo periodo riguarda le equazioni riguardanti il problema preda-predatore, cioè quelle che ora sono note come equazioni di Volterra-Lotka. Fin dall'immediato dopoguerra si attivò per la costituzione di un organismo italiano collegato al Consiglio Internazionale delle Ricerche, di cui era vice-presidente. Questi sforzi si concretarono nel 1923 con la costituzione, come ente morale, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, di cui assume la presidenza. Dal 1919 al 1920 fu presidente dell'Accademia Nazionale delle Scienze (detta dei XL). Dal 1921 fu presidente del Bureau International des Poids et Mesures, di cui fece edificare la sede a Sevres. Dal 1923 al 1926 fu presidente dell'Accademia dei Lincei. Nel 1922 prende avvio il regime fascista di Benito Mussolini ed in Parlamento Volterra si schiera contro di esso. Nel 1930 il Parlamento viene abolito e nel 1931 è uno dei quattordici professori universitari italiani a rifiutarsi di prestare il giuramento di fedeltà al fascismo. Viene quindi costretto a lasciare l'università e le sue molte cariche nelle accademie scientifiche italiane. Nel 1936, su iniziativa di padre Agostino Gemelli, fu nominato membro della Pontificia Accademia delle Scienze, l'unica, che ne terrà una commemorazione funebre ufficiale, alla quale poté partecipare la famiglia dello scienziato. Negli anni successivi vive prevalentemente all'estero, in particolare a Parigi e in Spagna. Nel 1938 l'Università di St. Andrew gli offre un titolo onorifico, ma per ragioni di salute non può andare a riceverlo. Ritorna a Roma solo poco prima di morire.